La superficie di 2,1 milioni di ettari rappresenta il 17,4 per cento della coltivazione totale, un sesto. La Confederazione nazionale spiega: “Questo rapporto è quasi il doppio della media europea ed è molto vicino agli obiettivi previsti dalla strategia Ue per il cibo “Farm to Fork”, in base alla quale le superfici bio europee dovranno diventare il 25 per cento entro il 2030”. Nel continente hanno coltivazioni bio superiori alle nostre, stando a dati del 2018, Austria, Estonia e Svezia.
In Italia questo tipo di agricoltura – che sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità delle specie domestiche, esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati (Ogm), limita l’intervento dei pesticidi – si sviluppa dal 1990, anche se alcuni pionieri la sperimentano dalla fine dei Settanta.
A livello nazionale, sono oltre 86.000 le imprese agroalimentari bio e quattro regioni italiane – Toscana, Lazio, Calabria e Basilicata – hanno raggiunto e superato gli obiettivi europei con otto anni di anticipo sulle tempistiche previste da Bruxelles.